Ci siamo chiesti spesso quale fosse il significato di ‘fare cose’ e siamo giunti alla conclusione che farle fosse per salvare vite (nel caso dei vaccini) e sentirci uniti contro tutto, più di questo non si poteva fare: il convincimento era che tanto non avremmo cambiato ciò che succedeva sopra le nostre teste ma ogni convinto a non ‘perarsi’ e a ogni tubo scollegato da dietro la nuca si cantava vittoria.
Abbiamo pensato poi che la stagione dell’attivismo di piazza fosse terminata e come tanti altri abbiamo dato energie a spingere la diffusione delle verità scomode, risultato? Centomila canali fotocopia e la corsa a crescere numericamente con un fine corsa indefinito.
A questo punto, visto come ci siamo tappati tutti quanti qui su Telegram, è osceno condannare chi guarda la tv, l’inebetimento è uguale: passiamo serate intere a ‘bulimizzarci’ di questo o quel contenuto senza più opporci, al massimo sdegnarci, non importa siano fake o teste mozzate; l’importante è assumere dosi massicce di post, la ragione deve essere alimentata voracemente, pena l’astinenza…
Conclusione inevitabile: tornare a fare le cose ‘fuori di qui’, che gratifica di più, perlomeno stai in mezzo alla gente anche se il risultato non è mai certo… ma fa niente; tanto torni a casa più gratificato anche se (e lo sa chi c’è) certamente è piu impegnativo che stare col telefono davanti al naso.

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